FONDAZIONE EUGENIO GUGLIELMINETTI – COMUNICATO STAMPA

AMELIA PLATONE. Il tempo negato. Ricordi di Sicilia.

Sabato 4 ottobre 2014 alle ore 17,30 presso la Fondazione Eugenio Guglielminetti ( Palazzo Alfieri, corso Alfieri 375) sarà inaugurata la mostra: “AMELIA PLATONE. Il tempo negato. Ricordi di Sicilia”, l’ampia sezione tematica di dipinti, sculture e grafica che le figlie Maria Eugenia e Rita Castellana hanno selezionato dai patrimoni personali e da collezioni private, in occasione del ventennale della scomparsa dell’Artista ( Asti 1927-1994).

“La prima volta che Amelia giunse in Sicilia fu accanto a Domenico Castellana. A Palermo terminava il loro viaggio di nozze. Era il 1959…” è l’incipit dell’itinerario memoriale che Rita e Maria Eugenia rivivono nelle sale della Fondazione Eugenio Guglielminetti “…c’erano gli occhi vivaci di Domenico, la sua risata contagiosa, le bimbe che crescevano nel cortile di Chibbò, il frinire delle cicale… Nel 1964 Domenico moriva e Amelia decideva di disfarsi della proprietà della famiglia e tornare ad Asti con le sue bambine di tre e quattro anni.” 

Dall’altorilievo in terracotta “Le quartare” (1959) ai dipinti ad olio “Fichi d’India” (1963), “Faraglioni a Scopello (1966), alla tempera su carta “Contadina siciliana” (1964)  si snoda l’allestimento, arricchito da testimonianze critiche e testi poetici inediti, suggerendo al visitatore una profonda riflessione sulla sensibilità estetica ed artistica di Amelia Platone, musicista, insegnante, studiosa, indimenticabile protagonista della vita culturale del Secondo Dopoguerra.

Il Maestro Felice Casorati, all’Accademia Albertina (1948- 1952), intuisce subito le doti compositive della giovane Amelia, del “segno sensibile, la costruzione armonica, sostenuta” ed è su questa struttura solida che s’innesta tutta la sua ricerca espressiva, nel disegno, nella pittura, nella scultura, nelle tecniche incisorie, coltivate fin dalle lezioni accademiche di Filippo Scroppo, di Marcello Boglione e di Mario Calandri. 

Le mostre antologiche ordinate nel 1982 a Cerrina Monferrato,  nel 1990 a Valenza Po, nel 1993 ad Asti, presso il Battistero di San Pietro e le postume del 2002 ( Comune di Asti, Zonta Club I. di Asti) e del 2009 ( Comune di Asti, Fondazione Eugenio Guglielminetti) hanno delineato le stagioni espressive dell’Artista, dall’efficace interpretazione della realtà sociale nei decenni Cinquanta- Sessanta all’autonoma conquista linguistica della maturità.   

I cicli pittorici e grafici dedicati agli scorci urbani, ai mercati, alle periferie, ai viaggiatori in treno  (“Il treno del sole”) rivelano l’intensa e lirica adesione di Amelia Platone ai linguaggi realisti, rinvigoriti tra il 1957 ed il 1964, durante i soggiorni in Puglia e in Sicilia, dalla potenza timbrica delle gamme cromatiche alla luce mediterranea, pur nello scabro rigore del segno: “… Ma tutte le estati Amelia, carica di dignità e soffocando il dolore, intraprendeva il viaggio verso sud con “ il treno del sole”, perché voleva che le sue bambine non dimenticassero.”.- proseguono Rita e Maria Eugenia lungo il filo del ricordo- “ Sono passati cinquanta anni da quando è morto nostro padre e venti da quando la mamma ci ha lasciato, ma la Sicilia continuiamo ad amarla tenacemente. Quasi reclamassimo il tempo che è stato loro negato”.

La mostra sarà visitabile fino al 9 ottobre 2014 con il seguente orario: venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 18. Ingresso libero.

Info: Fondazione Eugenio Guglielminetti: 0141. 095801

Prenotazioni visite didattiche : Comune di Asti  0141. 39 95 05

Rassegna Stampa

Amelia Platone e la Sicilia, un legame che fu anche ispirazione. «La prima volta che Amelia giunse in Sicilia – scrivono le due figlie nelle memorie che guidano il percorso alla Fondazione Guglielminetti – fu nel 1959 accanto a Domenico Castellana. A Palermo terminava il loro viaggio di nozze. Nel 1964 Domenico moriva e Amelia decideva di disfarsi della proprietà della famiglia e tornare ad Asti con le sue bambine di tre e quattro anni.» All’epoca l’astigiana era già un’artista riconosciuta.

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La prima volta che Amelia giunse in Sicilia fu accanto a Domenico Castellana. A Palermo terminava il loro viaggio di nozze. Era il 1959.

Subito rimase frastornata dall’esasperazione di tutto ciò che la circondava: troppa luce, troppe voci, troppi colori violenti e salotti da frequentare. 

Ma poi scoprì l’entroterra silenzioso, la terra spaccata dal sole e lì seguì il suo uomo, con la vita disagevole, gli spostamenti a cavallo, le bisacce da riempire, l’acqua da tirare al pozzo, ma che importava…. c’erano gli occhi vivaci di Domenico, la sua risata contagiosa, le bimbe che crescevano nel cortile di Chibbò, il frinire delle cicale, i profumi che stordivano, le nuvole più basse del casale, lo sguardo che respirava, la matita che divagava, si impennava, si perdeva…

Nel 1964 Domenico moriva e Amelia decideva di disfarsi delle proprietà della famiglia e tornare ad Asti con le sue bambine di tre e quattro anni.

Ma tutte le estati Amelia, carica di dignità e soffocando il dolore, intraprendeva il viaggio verso sud con “il treno del sole” perché voleva che le sue bimbe non dimenticassero.

Sono passati cinquanta anni da quando è morto nostro padre e venti da quando la mamma ci ha lasciato, ma la Sicilia continuiamo ad amarla tenacemente.

Quasi reclamassimo il tempo che è stato loro negato.

Rita e Maria Eugenia Castellana